Vita quotidiana di una numeraria dell’Opus Dei/Norme di sempre e altre consuetudini

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VII. NORME DI SEMPRE E ALTRE CONSUETUDINI

Norme di sempre

Prima di passare a narrare la vita di una numeraria negli aspetti che restano meglio caratterizzati da ritmi mensili e annuali, mi fermerò a descrivere il collante di queste giornate già ormai sufficientemente familiari dal punto di vista quotidiano. Questo collante che, come la calce e il cemento uniscono i mattoni di un edificio, cerca di unificare gli atti quotidiani piú umili e normali con le norme del piano di vita e le consuetudini, con l’obiettivo di rendere contemplativa la vita quotidiana di ogni numeraria, sono le cosiddette “norme di sempre”.

Mentre le altre norme del piano di vita sono ben determinate quantitativamente, le norme di sempre sono indeterminate e si collocano a metà strada fra gli atti e gli abiti. Sono di fatto dei minuscoli atti che si cerca di ripetere talmente tanto da farli diventare abiti.

La presenza di Dio è la prima e piú universale fra le norme di sempre, quella da cui nascono tutte le altre e a cui tutte tendono. Tale consapevolezza della presenza di Dio di fronte alla quale si svolge la vita di ogni essere umano è perseguita mediante la considerazione della propria filiazione divina; con la ripetizione - il piú consapevole possibile - di centinaia di giaculatorie - brevi preghiere lanciate come dardi, jacula, verso la divinità; con la ripetizione di tante piccole e meno piccole mortificazioni nelle quali il proprio io - la propria comodità, il proprio egocentrismo, la propria vanità… - si nega per lasciare maggior spazio a Dio e alle altre; con lo studio inteso non solo come ore passate sui libri, ma come una mentalità di attenzione e di comprensione della realtà che ci circonda; con il lavoro, anch’esso inteso non tanto, o non solo, come cose da fare, ma come laboriosità, come capacità di intervenire sulla realtà nella quale siamo immersi per completarla e migliorarla; con l’ordine esteriore visto come indice dell’ordine che regna nell’intimo di ogni persona; con l’allegria con la quale si affrontano le difficoltà sapendo che uniscono l’anima alla croce redentrice di Cristo; con gli sguardi alle immagini della Madonna che si trovano in ogni stanza dei centri dell’Opera, rivolgendosi a lei per chiederle aiuto e consolazione nella propria lotta ascetica; con la recita di memorare alla Madonna per vivere in questo modo il proprio sostegno alla vita e alla lotta interiore delle altre numerarie.

Correzione fraterna

La correzione fraterna costituisce una modalità concreta con la quale nell’Opera si cerca di vivere la carità con le altre numerarie, vegliando sulla loro lotta ascetica, per quello che questa può essere percepita dall’esterno[1], e preoccupandosi per i loro progressi nel cammino di santità.

Oggetto di correzione fraterna è qualunque materia che susciti in una persona una reazione critica nei confronti di un’altra: tutte le manifestazioni esterne di mancanza di senso soprannaturale, quindi, ma anche dettagli che sembrino mancanze di buona educazione umana, atteggiamenti inopportuni per il contesto, aspetti del temperamento troppo caratterizzati, allontanamenti anche episodici dal buono spirito dell’Opera.

Quando succede di prendere coscienza di questi moti di spirito critico, si portano innanzitutto all’orazione personale per vagliare la propria personale rettitudine d’intenzione e per spogliare, mediante la contrizione interiore, tale giudizio da quanto possa avere di pura reattività personale; quindi, se al vaglio di questa riflessione si ritiene che ci sia materia per correggere la propria sorella, si consulta con la direttrice del centro l’opportunità di fare una correzione fraterna. Tale consulta ha soprattutto una ragione soprannaturale, per evitare di far prevalere il giudizio proprio e per sottoporre la propria iniziativa allo spirito d’obbedienza (così, anche se è una determinata persona a fare una concreta correzione fraterna, in qualche modo è l’Opera stessa a farla all’interessata, avendola vagliata e autorizzata), ma ha anche la ragione pratica di evitare che a una stessa persona arrivino piú correzioni sulla stessa mancanza.

Se la direttrice autorizza la correzione fraterna, magari dopo aver qualche volta corretto alquanto il tiro e spesso chiedendo a chi le si rivolge se si è esaminata lei stessa su questo aspetto che vuole correggere in un’altra persona, si aspetta l’occasione di poter parlare da soli con la persona interessata, e presala da parte le si spiega in maniera il piú possibile concisa e concreta quanto le si vuole far notare. L’interessata ascolterà in silenzio, senza giustificarsi e senza commentare, quanto le viene detto, e al termine ringrazierà chi l’ha corretta. Normalmente il contenuto delle correzioni fraterne che si ricevono viene portato successivamente al proprio colloquio. Una volta fatta la correzione fraterna, chi ha preso l’iniziativa informa la direttrice di aver compiuto quanto concordato.

Consiglio locale

A livello di singolo centro l’esercizio dell’autorità, che garantisce l’unione col Padre e offre i vantaggi dell’esercizio dell’obbedienza, è svolto dai membri del consiglio locale.

Normalmente un consiglio locale è formato da una direttrice, che lo presiede, una vice direttrice e una segretaria, in ordine gerarchico.

Quando i centri sono molto numerosi, come può essere il caso di un centro di studi, possono esservi piú vice direttrici, ma di fatto, nel periodo qui preso in considerazione, la realtà della regione d’Italia era tale che quasi mai si verificò la necessità di nominare piú persone contemporaneamente per questo incarico.

Le direttrici sono nominate dall’assessorato regionale con l’approvazione dell’assessorato centrale, e dallo stesso possono essere rimosse, per scadenza del mandato o per gravi cause.

La direttrice presiede la vita del centro, ha un posto fisso a tavola da dove dirige il servizio, conclude le norme vissute in famiglia con la giaculatoria “Sancta Maria, spes nostra, ancilla domini, ora pro nobis”, autorizza le correzioni fraterne.

La vice direttrice ha un ruolo di affiancamento e consulenza alla direttrice. Non è raro il caso che sia una persona di maggior età e criterio della direttrice: quando si adotta tale soluzione, spesso è per la ragione di far crescere e far fare esperienza come direttrici a persone piú giovani, con la tranquillità di mettere loro accanto una persona di criterio e in grado di intervenire in caso di necessità, non direttamente, ma tramite i canali previsti.

Spesso - ma non necessariamente - la vice direttrice riceve il colloquio della direttrice; è a lei che bisogna rivolgersi per chiedere di poter fare una correzione fraterna alla direttrice, ed è quella che presiede in caso di assenza temporanea della direttrice.

La segretaria si occupa degli aspetti economici e pratici della conduzione del centro.

I membri del consiglio locale si riuniscono periodicamente in sessioni di lavoro che vengono indicate all’interno dell’Opera come, appunto, “riunione di consiglio locale”, o piú frequentemente consiglio locale tout court, nel quale vengono affrontati tutti i vari aspetti della conduzione del centro: dagli aspetti di vita interiore delle numerarie, alla gestione economica e materiale della casa, agli aspetti burocratici di interfacciamento con la delegazione e l’assessorato, ai quali bisogna periodicamente mandare informazioni ascetiche, relazioni apostoliche, rendiconti economici, eccetera.

A seconda della complessità della situazione del centro, queste riunioni di consiglio locale possono svolgersi con frequenza variabile: anche tutti i giorni in un centro di studi nel quale gli aspetti di formazione e di crescita delle vocazioni recenti richiedono un’attenzione diuturna e sollecita; una o due volte la settimana in un centro di san Michele senza particolari problemi.


  1. La correzione fraterna deve basarsi sulla percezione che si ha dall’esterno della vita interiore delle altre, perchè non è di buono spirito fra le numerarie conoscere i contenuti della vita interiore, naturale e soprannaturale delle altre. La propria lotta ascetica, i propri desideri, preoccupazioni, timori, dispiaceri, sono oggetto di confidenza fra la persona e la propria direttrice nella confidenza, o colloquio fraterno, ed è caldamente sconsigliato di avere scambi di confidenze che esulino dall’ambito della direzione spirituale.


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