Vita quotidiana di una numeraria dell’Opus Dei/Introduzione

From Opus Dei info

INTRODUZIONE[1]

Nelle prossime pagine tenterò di descrivere la vita quotidiana di una numeraria dell’Opus Dei così come l’ho vissuta io, che lo sono stata dal gennaio 1971 all’aprile del 1988 - quando l’Opus Dei era istituto secolare e poi, dal 1982, prelatura personale - , con alcuni limiti ben precisi che qui è importante sottolineare.

Innanzitutto il mio racconto si riferisce alla realtà italiana, quella di una nazione che fu tra le prime ad ospitare l’allargamento della presenza dell’Opus Dei dalla Spagna verso il resto del mondo, e che sempre ha conservato caratteristiche particolari rispetto ad altre nazioni, o regioni, come vengono designate in termini giuridici propri dell’Opus Dei le singole entità nazionali in cui esso è presente.

L’Italia è un paese ad alta presenza di cattolici, retto da governi di democrazia cristiana nel periodo qui considerato, quindi almeno teoricamente orientati ai valori cattolici, ma soprattutto è il paese che ospita il Vaticano.

Questo ha provocato nella regione d’Italia, nell’ottica dell’Opus Dei, una singolare aporia, dovuta alla necessità di fare di questo paese, agli occhi della Santa Sede, una specie di vetrina di quello che l’Opus Dei avrebbe dovuto essere e che ognuna di noi credeva con fede che sarebbe sicuramente diventata col tempo. Cosicché in Italia, pur non avendo mai raggiunto un numero veramente alto di vocazioni, paragonabile a quello di altre regioni, si è sempre avuta la necessità di comportarsi come se il lavoro apostolico fosse in effetti molto sviluppato. Questa situazione ha avuto delle ricadute molto concrete nella vita quotidiana delle numerarie dell’epoca. Una di esse è stata quella del basso numero di persone che vivevano in un singolo centro, spesso i tre membri del consiglio locale[2] e poco piú, con la conseguenza che gli incarichi, apostolici e concreti della vita di famiglia, erano concentrati e poco piú, con la conseguenza che gli incarichi, apostolici e concreti della vita di famiglia, erano concentrati in poche persone.

Un’altra conseguenza importante era lo scarso numero di numerarie che avevano la possibilità di dedicarsi effettivamente ad attività professionali esterne. La maggior parte, infatti, erano costrette a rinunciare al lavoro professionale per il quale sentivano una precisa vocazione, o a qualunque altro che le circostanze della vita imponesse loro, per dedicarsi a un lavoro interno dell’Opus Dei[3], come per esempio un incarico di consiglio locale, o di amministrazione[4] o di governo in una delegazione o nell’assessorato[5]. E questo in un’epoca nella quale il numero di opere corporative - quali scuole e università, che invece caratterizzano l’attuale panorama di azione dell’Opera, costituendo un campo di impiego professionale per molte numerarie[6], aggregate[7] e soprannumerarie[8] - era inizialmente inesistente e in seguito comunque piuttosto ridotto.

Nonostante ciò, noi numerarie dell’epoca eravamo consapevoli che tale realtà non doveva essere la situazione normale dell’Opus Dei, che col passare del tempo e con la nostra fedeltà nel portare avanti il lavoro di apostolato e soprattutto di proselitismo la nostra situazione si sarebbe evoluta e sarebbe aumentata la percentuale di persone che avrebbero avuto la possibilità di dedicarsi a santificare la propria attività professionale esterna.

Infine è da notare che quello che narro si riferisce alla sezione femminile dell’Opus Dei. Quando uscii dall’Opus Dei mi resi presto conto che, nonostante nell’istituzione si sostenga con parole del fondatore che i vari tipi di membri ed entrambe le sezioni traggano il loro nutrimento formativo da un mismo puchero - cioè dalla stessa pentola, alludendo alla pietanza che una madre di famiglia numerosa utilizza per fare la porzione, in quantità variabili, ma con la stessa sostanza, ai differenti membri di un’unica famiglia -, questo di fatto non avviene. Sono diverse alcune consuetudini ed alcune esigenze ascetiche, per la verità alquanto marginali, ma che fanno comprendere la diversità del ruolo che uomini e donne svolgono all’interno dell’istituzione; ma soprattutto sono diversi alcuni diritti giuridici[9] che i membri della sezione femminile e quelli della sezione maschile si vedono riconosciuti ed esercitano nella loro vita di numerari. Oltre a ciò, esiste poi tutta una gamma di differenze operative di cui è possibile, per una numeraria, diventare consapevole solo una volta uscita dall’istituzione e arrivata a confrontarsi, per avventura, con qualche ex membro dell’altra sezione.

  1. Premesse per la lettura dell’articolo e delle note.

    • Nei documenti interni dell’Opus Dei, ripetutamente citati a documentazione di quanto descritto, si fa un uso abbondante delle maiuscole, ogni volta che si fa riferimento a realtà degne di rispetto o che hanno nell’Opera una loro speciale consistenza. Cosí, per esempio, si scrive “Messa” con la maiuscola, e allo stesso modo con la maiuscola si scrive “Amministrazione”, con riferimento alla specifica attività di cura dei centri. Nel mio scritto ho cercato di fare un uso piú sobrio della lettera maiuscola, usando la minuscola in tutti i nomi comuni, anche quando fanno riferimento a realtà sacre e degne di rispetto (per esempio nella parola “messa” ed “eucarestia”).
    • Ho usato il corsivo per evidenziare modi di dire propri del linguaggio utilizzato all’interno dell’Opera. Cosí, dato che nell’istituzione l’espressione vita di famiglia ha un suo preciso significato, molto pregnante, ho sempre scritto questa espressione in corsivo, come pure ho fatto ricorso al corsivo per espressioni come correzione fraterna che, pur facendo riferimento a una realtà evangelica, e quindi comune a tutti i fedeli, viene vissuta nell’Opus Dei secondo precise modalità; e così pure ho fatto per giorno di guardia, buono spirito, e altre espressioni ancora.
    • Ho invece evidenziato con il corsivo una parola comune, con uno specifico significato nell’Opus Dei, quando veniva introdotta e spiegata nel suo contesto, ma senza poi tornare a porla in corsivo (per esempio: numeraria, delegazione, amministrazione, ecc.), quasi sempre inserendo in nota spiegazioni riguardo al significato del termine all’interno dell’Opus Dei.
    • Naturalmente ho usato il corsivo per trascrivere parole in lingua straniera, anche se utilizzate nel linguaggio corrente italiano.
    • In neretto sono riportate le parole del fondatore dell’Opus Dei, s. Josemaría Escrivá de Balaguer, cosí come risulta dalle fonti, che le evidenziano sempre.
    • Non ho ritenuto opportuno, trattandosi di una testimonianza, appesantire i miei ricordi con bibliografia sulla vita di s. Josemaría Escrivá de Balaguer o sulla storia dell’Opus Dei.</li>
  2. Il consiglio locale è l’organo di governo dell’Opus Dei di piú basso livello, presente in ogni centro e in ogni attività - corso di ritiro, corso annuale, convivenza, ecc. - che richiede la convivenza di piú persone, tutte o parzialmente appartenenti all’istituzione. È formato da una direttrice, da una (o al bisogno da piú) vice direttrici, e da una segretaria. “...El Director nunca manda solo. En el Opus Dei no puede existir tiranía, porque cualquier decisión - por pequeña que sea - la toma el Consejo local. Es contrario al espíritu de la Obra que haya en algún sitio un Director propietario” (De nuestro Padre. Instrucción, 31-V-1936, nota 11).</li>
  3. “Para comprobar que el trabajo profesional está hecho con la debida rectitud de intención, los numerarios consideran con frecuencia si están dispuestos a cambiar inmediatamente de ocupación, cuando lo exija el bien de las almas y de las tareas apostólicas... Por tanto, los numerarios están siempre dispuestos a abandonar la actividad profesional más floreciente, para seguir sirviendo a Dios y a las almas en el sitio más oculto” (Glosas sobre la obra de San Miguel, Roma, 29-IX-87, III. Santificación del trabajo profesional).</li>
  4. Con amministrazione nell’Opus Dei si intende l’insieme di attività preposte alla cura materiale dei centri: pulizie, cucina, servizio a tavola, centralino e portineria.</li>
  5. La delegazione è nell’Opus Dei un organismo di governo intermedio, che ha lo stesso nome sia nella sezione femminile che in quella maschile, superiore ai consigli locali e inferiore all’assessorato (quest’ultimo si chiama commissione nella sezione maschile). La delegazione governa un certo numero di consigli locali, raggruppati secondo logiche geografiche. Cosí, mentre in luoghi nei quali il lavoro dell’Opera era molto diffuso, come per esempio in Spagna, era possibile trovare anche due delegazioni nella stessa cittá (per esempio a Madrid erano presenti due delegazioni, Madrid ovest e Madrid est), in realtà molto piú ridotte, come era l’Italia nel periodo 1971-1988, tutto il territorio nazionale erano suddiviso in tre sole delegazioni: quella di Milano, quella di Roma e quella di Palermo. Di fatto, poi, non esisteva un organismo di governo per la delegazione di Milano realmente distinto dall’assessorato: le direttrici dell’assessorato fungevano contemporaneamente da direttrici della delegazione del nord Italia. L’assessorato è invece definito da un riferimento nazionale, indipendentemente dal numero di delegazioni e quindi di centri che lo formano. Esiste quindi un assessorato d’Italia, un assessorato di Spagna, un assessorato di Svizzera, ecc. Questo non impedisce che agli inizi dell’attività apostolica in una nazione, quando l’attività è ancora molto ridotta, i primi centri di una nazione – o regione - possano dipendere dalla regione piú vicina.</li>
  6. I numerari in genere, e le numerarie nella fattispecie, sono l’oggetto di questo studio. In base alle costituzioni dell’Opus Dei del 1950, essi costituiscono i membri in senso stretto dell’istituto e, se sacerdoti, possono accedere alle cariche direttive: “Sacerdotes numerarii, praeter diversa munera directionis In instituto... Membra stricto sensu sumpta, scilicet sodales omnes numerarii...” (Constituciones..., Roma 1950, p. I. Cap. II, De instituti membris).

    Ecco quanto si dice ancora nell’Opus riguardo ai numerari:. “Así veía nuestro Fundador a sus hijos numerarios: en el corazón de la Obra... llamadaos a una especial misión de servicio - saben ponerse a los piés de todos sus hermanos, para hacerles amable el camino de la santidad; para atenderles en todas sus necesidades del alma y del cuerpo; para ayudarles en sus dificultades y hacer posible, con su entregado sacrificio, el apostolado fecundo de todos” (De nuestro Padre, Instrucción, 8-XII-1941, n. 6).

    Inoltre, poiché per essere ammessi tra i numerari era necessario essere laureati o avere un titolo di studio equipollente, ecco ancora quanto si stabiliva nell’Opus Dei: “Para solicitar la admisión como numerario se requiere una capacidad intelectual que permita adquirir la formación científica y doctrinal exigida por el espiritu de la Obra, y alcanzar el suficiente prestigio en el ejercicio del trabajo profesional, como medio para hacer una labor apostolica eficaz: no hace falta una inteligencia extraordinaria, sino ser constantes, personas que empiecen las tareas y las sepan terminar con espiritu sobrenatural, sin dejarlas para después... La salud es imprescindible para desempeñar el trabajo apostólico de los numerarios; se extrema la prudencia especialmente, cuando los posibles candidatos - o algunas personas de su familia - presenten síntomas de desequilibrio nervioso, padezcan sonambulismo, o tengan alguna limitación fisica importante que haga difícil la convivencia en familia. La edad es también un dato importante antes de aconsejar a alguien que se plantee la vocación: las personas júvenes, a las que no debe faltar la madurez, son las más capaces de comenzar el camino como numerarios, de identificarse con el espíritu de la Obra, de formarse pronto y bien” (Vademecum de los Consejos locales, Roma, 19-III-1987, cap. I, pag. 17-18).

  • In realtà, le costituzioni del 1950 chiamavano questa seconda classe di membri con il nome di “oblati” (quello di “aggregati” era un uso familiare), che non erano membri dell’istituto in senso stretto e non erano obbligati alla vita in famiglia, cioè in comune, pur essendo obbligati al celibato: “Oblati... omnia officia seu obligationes suscipiunt ac numerarii... Vivere possunt privatim...” (Constitutiones..., cit., p. I, cap. II). Ecco poi quanto indicavano le “glosse” pratiche di spiegazione: “Los agregados entregan plenamente su vida al Señor, en celibato apostólico y según el espiritu del Opus Dei, de acuerdo con sus concretas y permanentes circustancias personales, familiares o profesionales, que ordinariamente les llevan a vivir con la propia familia y que determinan también su grado de dedicación a algunas tareas apostólicas o de formación del Opus Dei” (Glosas sobre la obra de San Miguel, Roma, 29-IX-87, Nota introductoria). E ancora: “Dentro de la unidad de vocación en la Obra, uno de los criterios, para discernir que el Señor llama a una persona precisamente como agregado, es comprobar que, si risidiera permanentemente en un Centro, no podría cumplir perfectamente los deberes que imponen sus circustancias personales, familiares y profesionales” (Vademecum de los Consejos locales, Roma, 19-III-1987, cap. I, pag. 18).
  • I soprannumerari sono i membri dell’Opus Dei chiamati a vivere la vocazione all’istituzione senza un impegno al celibato. “Supernumerarii, ii omnes homines et mulieres, coelibes et etiam coniugati...” (Constitutiones..., cit., p. I, cap. II). Ed ecco la spiegazione data da una raccolta di consuetudini: “Se ha de recordar a los supernumerarios casados que el matrimonio es un sacramento, y sacramento grande (cfr. Eph., V, 32). Por tanto, aunque la virginidad o el celibato per el Reino de los Cielos sean considerados de mayor dignidad espiritual, los supernumerarios no sólo deben santificar su amor humano limpio, sino que han de santificarse en ese estado, porque le incumbe el peculiar deber de luchar para alcanzar la santidad en la vida doméstica, por la vocación que, como miembros del Opus Dei, han recibido de Dios ( De spiritu et de piis servandis consuetudinibus, I, 70).
  • La piú importante di queste differenze è, a mio avviso, quella che vede gli elettori della sezione maschile, cioè quel gruppo di numerari che hanno diritto di votare il nuovo Prelato al momento della morte del precedente, con voce attiva nell’assemblea elettiva. La sezione femminile, pur celebrando un’assemblea analoga separata, in realtá non ha alcun potere al riguardo: può solo ratificare le decisioni prese dalla sezione maschile. In confronto a questa differenza fondamentale, anche se di fatto ignorata da molti membri dell’istituzione fino alla morte del fondatore e all’elezione del primo successore, perdono di significato altre differenze puramente accidentali, come per esempio la proibizione, solo per le numerarie, di fumare o di partecipare alla celebrazione di matrimoni di familiari o amici.

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